www.scugnizzo.it

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Insieme alla pizza e al mandolino, lo scugnizzo
appartiene all’archetipo napoletano, nonché allo stereotipo

‘O SCUGNIZZO

‘O scugnizzo è un monumento:

è na parte ‘e sta città.

E’ ‘na foglia dint’o viento:

addò sta? Mò steva ccà…



Nunn’e penza, ‘o pate e ‘a mamma:

se ne scappa ‘a dint’o basso,

ca si no se puzz’ e famma.

Va p’a via, pe truvà spasso,

‘nzieme a tanta cumpagnielle:

Giro, Carmine, Aitano.

Tra resate e guainelle

stanno fore ‘o juorno sano.



‘O scugnizzo scherza, sfotte,

sempe pronto a s’arrangià:

certi vote acchiapp’e botte,

certi vvote invece ‘e ddà.



Dint’a scola, c’o vedite,

‘o scugnizzo? Arrassusia!

‘A lezione della vita

va ‘mparata miez’ a via!

S-MAIL E CURIOSITA'

Lo scugnizzo è il ragazzino napoletano della tradizione. Lacero, vestito di stracci, è cresciuto praticamente in strada: dal “basso” in cui abita alla pubblica via, è un passo. Insieme alla pizza e al mandolino, lo scugnizzo appartiene all’archetipo napoletano, nonché allo stereotipo. Lo scugnizzo è un impunito: di punizioni non gliene danno i genitori (che di fatto non se ne occupano), né gli insegnanti (a scuola non ci va). La sua maestra (di vita) è la strada: con le sue durezze, ma pure con le sue grandi opportunità. Sempre in giro, dalla mattina alla sera, lo scugnizzo diverte, e si diverte: sa usare la mano e la lingua, e si serve di entrambe con generosità.

Lo scugnizzo dei tempi di guerra, rappresentato nei film del neorealismo (si pensi a “Sciuscià”) era superlativo: piccolissimo, magrissimo, furbissimo. E prontissimo a vendere agli altri scugnizzi i militari americani arrivati a Napoli: quei bambin(on)i che gli scugnizzi napoletani non sarebbero stati mai. Se la vita dello scugnizzo, tra fame e miseria, era piuttosto complicata, la nascita della parola “scugnizzo” è altrettanto complessa. Scugnizzo deriva dal verbo “scugnare”; scalfire. Quello che andava scalfito era lo strummolo: una rudimentale trottola di legno dotata di una punta di ferro, il perno sul quale la trottola, abilmente manovrata, girava. Lo sfizio dei ragazzini “ ‘e miez’a via” (di strada) era quello di “scugnare”: di scheggiare lo strummolo degli altri con la punta di ferro del proprio. Da qui, “scugnizzi.” Oggi lo strummolo è scomparso, e insieme a lui lo scugnizzo. I ragazzini napoletani, come quelli delle altre parti d’Italia, sono passati dalla magrezza patologica del periodo bellico all’obesità. Ai giochi di strada si sono sostituiti i giochi al computer. Che non sono certo quell’addestramento alla socialità e alla vita che erano i giochi (non tutti tranquilli) che gli scugnizzi facevano per la strada: che ha fatto da scuola, e da accademia, per generazioni di napoletani.

Comprare iltuonome@scugnizzo.it è un inno alla napoletanità, e all’arte di relazionarsi col prossimo, che è alla base dell’arte di arrangiarsi, e soprattutto di riuscire a divertirsi sempre e comunque. E’ un tributo a quell’istinto di sopravvivenza che sta tornando prepotentemente – e forse, drammaticamente - di moda, ma anche alla capacità di non prendersi troppo sul serio;che tra le qualità dei napoletani è la più apprezzata da tutti gli psicologi che si occupano della prevenzione delle malattie mentali.